Diario di Viaggio – Foresta Bavarese 2023

Il nono viaggio in mountain bike parte da Mühldorf am Inn, per raggiungere le città di Landau e Cham nella Foresta Bavarese e concludersi a Regensburg.

Sabato 22 luglio
Ho passato una notte insonne. Mi sono rigirato nel letto fino all’alba: nonostante sia già la nona escursione in bicicletta che affronto, mi ritrovo ogni estate a convivere con mille dubbi e perplessità sulla scelta dell’itinerario, sulle previsioni del tempo, sulla preparazione dei bagagli. E non è stato facile pianificare questi quattro giorni di avventura, perché con il mio compagno di viaggio Daniele volevamo inoltrarci in una zona della Baviera a noi sconosciuta senza doverci allontanare troppo dalle Alpi.

Dopo innumerevoli serate sulle piattaforme web per pianificare un itinerario che soddisfi tutte le nostre aspettative, siamo arrivati alla soluzione: attraverseremo la parte settentrionale della Foresta Bavarese partendo da Mühldorf am Inn, città che abbiamo già conosciuto in occasione di un precedente tour in Germania.
Daniele arriva puntuale alle cinque e trenta del mattino: le biciclette sono già caricate in auto e non ci resta che fare un’ultima verifica delle cose indispensabili da non dimenticare. Il nostro viaggio prevede di raggiungere la città di partenza in poco più di cinque ore e infatti arriviamo a Mühldorf am Inn intorno a mezzogiorno.
Un breve giro intorno alla città fino a trovare un parcheggio dove lasciare l’auto e preparare le biciclette. La giornata è ideale: non c’è l’afa della scorsa estate, ma una fresca temperatura che ci fa pensare che oggi ci divertiremo.
Azzerato il contachilometri, inizia il nostro viaggio per raggiungere la Foresta Bavarese. Una ripida salita ci mette subito a dura prova fino alla piazza della stazione ferroviaria da dove seguiamo le indicazioni per Mossling, un sobborgo vicino all’autostrada 94, che superiamo facilmente prima di svoltare verso ovest in direzione di Vilsbiburg. La traccia che seguiamo è stata preparata da Daniele con l’obiettivo di non trovare dislivelli impegnativi, compatibilmente con un territorio ondulato come quello che attraverseremo oggi. Nonostante la bella pista ciclabile alternata a strada asfaltata con poco traffico che farebbe pensare a una passeggiata, purtroppo un vento fastidioso soffia in senso contrario per parecchi chilometri fino a quando ci dirigiamo verso nord.
Attraversiamo campagne ordinate, coltivate a mais e soia, intervallate da splendidi boschi dove la strada si inoltra quasi d’improvviso, regalando al viaggiatore in bicicletta momenti indimenticabili per il silenzio e la pace che ci circonda. La prima tappa è fissata a Vilsbiburg, una bella cittadina dalla tipica architettura Bavarese, dove ci fermiamo nel parco lungo il Flutkanal, un affluente del fiume Vils, da cui prende il nome la città. Ci riposiamo su una panchina e mentre pranziamo con i panini portati dall’Italia, troviamo anche il modo di osservare i bellissimi uccelli dal petto piumato di colore azzurro che banchettano vicino a noi con le briciole lasciate sul prato.


E’ una bella atmosfera: siamo rilassati e assaporiamo ogni momento prima di rimetterci in sella per proseguire il viaggio. Quest’anno ci siamo dotati entrambi di un portapacchi “professionale” di una nota azienda svedese: non abbiamo più il problema del portapacchi che, fissato solo sul reggisella, alla minima oscillazione si muove a destra e sinistra compromettendo l’equilibrio. Il nuovo portapacchi è fissato anche sui carri diagonali sopra la ruota posteriore e pedalare, nonostante i 10 chili di bagaglio, è decisamente meno faticoso.
Riprendiamo il nostro viaggio utilizzando le numerosissime piste ciclabili che costeggiano le strade principali. Non ci sono dislivelli impegnativi, ma qualche saliscendi per rallegrare la giornata.

La campagna è coltivata in maniera intensiva e i campi di cetrioli si estendono all’infinito seguendo le morbide linee delle colline. In diverse occasioni vediamo i braccianti agricoli che raccolgono i prodotti, distesi a pancia in giù su grandi piattaforme trainate dai trattori. Avevo già visto queste immagini in televisione, ma osservare da vicino i sacrifici di queste persone che lavorano per ore distesi in questo modo, mi fa dubitare sulla civiltà capitalista e mi domando fino a dove ci si può spingere per ottenere profitto, a scapito della qualità della vita delle persone.

Il sole cala pigro tingendo di rosa le colline e i prati coltivati. Raggiungiamo una rotatoria nei pressi di Frontenhausen e ci fermiamo incuriositi da un capannello di persone che si accalca attorno a un’immagine bizzarra: due poliziotti in divisa, sorridenti e sornioni, campeggiano su un’enorme gigantografia.
Al centro dell’aiuola infatti fa bella mostra di sè una gigantografia che ritrae due poliziotti sorridenti. Siamo attratti da tre donne che si stanno facendo delle foto proprio accanto alla gigantografia e incuriositi chiediamo informazioni. Ci spiegano che in quel paesino si gira una serie televisiva molto nota in Germania “Franz-Eberhofer-Kreisel” che narra delle avventure di questi due personaggi, ormai divenuti famosissimi.
Riprendiamo le biciclette e raggiungiamo il lago Vilstalsee: corriamo sulla strada che lo costeggia e dove sorge un piccolo campeggio. Il vento sta aumentando e in alcuni tratti in ombra la temperatura scende sensibilmente.
Il Vilstalsee, con la sua bellezza selvaggia e il suo carattere austero, è decisamente diverso dai laghi più turistici della Baviera.
Qui, il ritmo è scandito dal vento e dalle onde, dal canto degli uccelli e dal silenzio della natura. Un luogo perfetto per chi desidera una vacanza all’insegna del relax e dell’avventura, lontano dalla folla e dai ritmi frenetici della vita moderna.

Ci fermiamo per qualche foto: un surfista solitario, protetto da una tuta in neoprene, prende il vento e scivola veloce sul lago. Provo a registrare qualche video, ma il rumore del vento copre i nostri commenti. Non è stata una buona idea sostare in questo punto dove il vento prende forza e decidiamo di riprendere il viaggio.
Non dovrebbe mancare molto alla conclusione della nostra prima tappa. La stanchezza si fa sentire soprattutto per il lungo viaggio in auto che ci ha costretti a svegliarci di buon’ora, ma nel complesso mi sento bene.
Il mio compagno di viaggio non da alcun segno di cedimento, anzi procede in scioltezza davanti a me, quasi a volermi trascinare. Corriamo veloci con la brezza della sera che ci accompagna. La strada non è molto trafficata e la pista ciclabile che corre parallela ci permette di assaporare il paesaggio in assoluta tranquillità.

Landau an der Isar si trova poco oltre la collina e quando scendiamo verso la cittadina che sorge lungo il fiume Isar ci rechiamo subito nella piazza principale. Passiamo davanti all’hotel dove abbiamo prenotato per la notte, ma non ci fermiamo.
Proseguiamo fino a Marienplatz, dove la statua dorata dedicata alla Madonna fa bella mostra di sé. Fondata nel 1224, Landau è la città più antica del circondario di Dingolfing e sorge alle pendici di un colle a ridosso del fiume Isar. Scattiamo qualche foto nella piazza del paese sotto gli sguardi incuriositi degli avventori di un bar.
Ci rechiamo quindi in un supermercato per acquistare qualche bevanda energetica per l’indomani.
Alcuni ragazzini giocano a pallone sul parcheggio dove lasciamo le biciclette. Uno di loro indossa una maglia di una squadra inglese: mi avvicino e gli chiedo come mai non indossi la maglia del Bayern Monaco. Mi risponde in un italiano stentato che i suoi genitori sono Napoletani e che hanno un ristorante in città: lui è nato qui, ma pur indossando una maglia di un club britannico, è tifoso del Napoli, uan passione viscerale che gli ha trasmesso suo padre.

Ritorniamo quindi verso l’albergo percorrendo un’ultima salita che, vista la stanchezza, si rivela più impegnativa del previsto: ci aspettano una doccia rigenerante e una cena abbondante nel ristorante gestito dai giovani proprietari della struttura.

La prima giornata del nostro viaggio volge al termine. E’ ormai buio quando ci corichiamo ripensando agli splendidi luoghi che abbiamo incontrato negli 88 chilometri che abbiamo percorso con un dislivello in salita di 670 metri di dislivello.


Domenica 23 luglio
Mi sveglio di buonora con il sole di luglio che filtra dalle tende della camera. Il silenzio della camera è interrotto dal canto degli uccelli che svolazzano sui tigli nel Biergarten dell’albergo. Le premesse per una splendida giornata ci sono tutte e siamo entrambi carichi di entusiasmo per la destinazione di oggi: la Bayerischer Wald, ovvero la Foresta Bavarese.
Sistemati i bagagli sulle nostre biciclette alle 8,30 scendiamo verso Landau e, una volta usciti dal centro abitato, pedaliamo in una campagna assolata e deserta. E’ giornata di festa e c’è poco traffico: il silenzio regna sovrano intorno a noi e il rumore delle ruote che scorrono sulla pista ciclabile è la nostra colonna sonora.
Daniele segue le indicazioni del navigatore: ha preparato un itinerario che ci porterà verso sera a raggiungere una città a venti chilometri dal confine con la Repubblica Ceca.

L’imprevisto è però dietro l’angolo: abbiamo percorso poco più di dieci chilometri quando ci ritroviamo ad attraversare un terreno incolto che si inoltra in un bosco impenetrabile.
L’erba è altissima: sotto di noi alberi caduti sono prigionieri di erbe infestanti e rampicanti e la pista indicataci dal navigatore è inesistente. Siamo costretti a scendere dalle biciclette per trovare una via dove poter passare. Daniele recupera un ramo robusto e lo utilizza come fosse un machete per aprirsi un varco.
Rimango a guardare l’esploratore improvvisato. Se non fosse per l’abbigliamento da ciclista potrei pensare di avere davanti a me il dottor Livingstone alla ricerca delle sorgenti del Nilo. Mentre penso alle epiche esplorazioni del diciannovesimo secolo mi distraggo fissando il treppiede della macchina fotografica e non mi accorgo che Daniele è letteralmente sparito.

Provo a chiamarlo, ma sento solo l’eco della mia voce che rimbalza tra gli alberi. Immagino che si sia inoltrato tra i cespugli per tracciare un percorso. E infatti dopo una decina di minuti riappare soddisfatto: con il suo machete naturale ha segnato la via lasciando le tracce per poter attraversare una “giungla” inaspettata. Lo vedo sorridente e soddisfatto: dovremo attraversare per un chilometro questo groviglio naturale portando le biciclette a mano, ma il fuori programma ci sta divertendo.

Una volta raggiunta una strada sterrata risaliamo in sella fino alla provinciale per Obersunzing: mentre scendiamo verso valle incontriamo una gigantesca trebbiatrice che viene in senso contrario.
La strada è asfaltata, fatta di brevi saliscendi con dislivelli attorno al 5% e attraversa una bellissima campagna coltivata.
Una colonna votiva dedicata al Cristo Crocifisso si erge solitaria ai lati della strada, protetta dalle fronde di un tiglio secolare.
Poco dopo Niedersunzing, un coloratissimo campo di girasoli ci invita a una breve sosta per immortalare la bellezza di questo luogo. Un mare di giallo si infrange contro l’azzurro cielo della Baviera, in un’esplosione di colori che esalta la bellezza della natura.
Siamo rinfrancati dalla quiete che ci accompagna verso Straubing, la splendida città che sorge sul Danubio e che ci accoglie poco dopo con la sua splendida piazza.
Theresienplatz è in realtà una via commerciale dove si affacciano gli edifici più importanti: alla nostra sinistra la basilica di St. Jakob è nascosta dai palazzi che si affacciano sulla piazza, mentre una colonna con una statua dorata introduce alla successiva fotana. In fondo si serge imponente la Torre della città, la porta di Ludwigsplatz.
Una sosta è d’obbligo perché questa piazza, illuminata dal caldo sole di luglio è semplicemente bellissima! Tutti gli edifici sono stati restaurati e riportati al loro splendore, rendendo Straubing una delle più belle e caratteristiche città della Baviera.
Dalla piazza principale di Straubing raggiungiamo il ponte sul Danubio. Il fiume scorre lento sotto di noi, immenso e placido come lo immaginavo. Un brivido di eccitazione percorre la mia schiena: finalmente proveremo la Donauradweg, la famosa ciclabile del Danubio che arriva fino a Vienna.
Seguiamo le indicazioni, ma una leggera delusione non tarda ad arrivare. In questa zona fuori città, la pista corre parallela all’argine sinistro del fiume: una stradina sterrata con un piccolo argine alla nostra destra che impedisce la vista del Danubio e un’anonima area residenziale alla sinistra rappresentano il meglio del posto.
Non proprio il panorama che mi aspettavo!

Corriamo veloci e la fame si fa sentire: convinco quindi Daniele a fermarci per mangiare qualcosa. All’altezza di un paesino lungo l’argine, notiamo un locale con un biergarten affollato di cicloturisti. Ci fermiamo e ordiniamo da bere, accompagnando il tutto con il piatto del giorno. Ci sediamo a un tavolo con un simpatico signore del posto, un ciclista un po’ attempato che viaggia su una strana bicicletta a tre ruote.
Parlando con lui, scopriamo che conosce anche un po’ di italiano.
Ci dà alcune preziose indicazioni sul percorso che dovremmo seguire per raggiungere Chamerau, il villaggio nella Foresta Bavarese dove abbiamo prenotato per la notte.

Ripartiamo riposati con rinnovato entusiasmo. Arrivati a Bogen lasciamo la ciclabile del Danubio e deviamo verso nord fino a raggiungere il paese di Hunderdorf da dove inizia la salita verso la Foresta Bavarese.
Il percorso Donau-Regen-Radweg è immerso tra i boschi e corre sul tracciato di una vecchia ferrovia dismessa.
E’ un’atmosfera diversa da quella che abbiamo lasciato sul Danubio: qui incrociamo solo pochi cicloturisti, peraltro quasi tutti con le e-bike, e sembra che noi due siamo gli unici a salire verso nord. Siamo già all’interno del Parco Nazionale Bayerischer Wald e assaporiamo la bellezza di questi luoghi che per secoli non sono mai stati abitati. Incontreremo qualche paesino e nulla più, perché questa è una delle zone meno sviluppate dell’intera Baviera, ma proprio per questo, ha conservato intatta la sua bellezza.

Dopo aver superato un viadotto che scavalca una gola scavata da un torrente, ci fermiamo. La mappa indica che siamo vicino a Mittersell, ma il fitto bosco impedisce di vedere il paese.
Circondati da conifere ad alto fusto, ci sediamo su una panchina sotto un albero. Una bacheca in legno illustra la storia della ferrovia sul cui tracciato è stata realizzata la pista ciclabile che stiamo percorrendo, fornendo anche informazioni sulla flora e la fauna del bosco.
Ripresa la salita, nonostante le pendenze minime, la stanchezza inizia a farsi sentire. L’acqua è finita e il caldo si fa pressante.
Quando usciamo dal bosco e attraversiamo una zona artigianale con una grande falegnameria nei pressi di Konzell, vedo una trattoria dove due ciclisti si stanno riposando.
Invito Daniele a fermarci e ci sediamo a un tavolino all’aperto, ordinando due coca cola da mezzo litro. Mai sosta fu più gradita: ci godiamo le bibite mentre una brezza leggera alza le gonne alla giunonica donna che ci serve al tavolo. Osserviamo i rari ciclisti che transitano davanti a noi e stimiamo che manchino poco più di venti chilometri all’arrivo.
La sosta all’ombra dei tigli mi ha fatto ritrovare l’entusiasmo smarrito e invito Daniele a riprendere il viaggio.
Il paesaggio cambia: i boschi si alternano ai prati e corriamo veloci fino a Miltach, dove attraversiamo il fiume Regen su un bel ponte in legno.
La strada prosegue correndo vicino al fiume che qui disegna ampie anse: ragazzi in canoa si lasciano trasportare verso valle sospinti dalla corrente. Un treno regionale ci affianca sul binario che per qualche chilometro corre vicino alla pista ciclabile.
Alcuni fenicotteri osservano l’acqua scorrere lenta, mentre noi procediamo sospinti dalla brezza.
Quando vedo in lontananza un campanile, realizzo che siamo quasi arrivati alla meta finale.
Chamerau è un piccolo borgo attraversato dal fiume Regen: l’ansa che si crea poco prima del ponte che collega il nuovo al vecchio borgo, ospita un parco dove i giovani del paese stanno prendendo il sole, nonostante manchi poco al tramonto e la temperatura non sia più così gradevole.
Raggiunto il Gasthaus dove abbiamo prenotato per la notte rimaniamo a bocca aperta: il ristorante è davvero bellissimo così come il biergarten che sorge lungo il fiume ed è pieno di gente.
La dependance dove ci sono le camere è appena stata ristrutturata e la camera è una suite come mai avevamo avuto occasione di provare durante i nostri viaggi in bicicletta.

La fortuna questa volta ci ha premiato: dopo cento chilometri esatti e un dislivello di 610 metri ci meritiamo una serata bavarese e un riposo a cinque stelle.


Lunedì 24 luglio
Ho dormito profondamente: dopo una fantastica cena nel biergaten dell’hotel, sulle rive del Regen, ci siamo coricati presto e stamattina mi sento in forma. L’acquazzone della sera ha rinfrescato l’aria e prima di riprendere le nostre biciclette dobbiamo vestirci bene perché l’aria è frizzante.
Lasciato l’hotel imbocchiamo la ciclabile che ci conduce a Cham, la bella cittadina che sorge dove il fiume Chamb, che nasce in Boemia, si immette sul Regen.

Nella piazza del mercato ci accoglie la fontana dedicata a Nikolaus Graf von Luckner, nato a Cham e considerato il cittadino più illustre: fu infatti un grande stratega militare alla corte del re di Francia. Sulla piazza si affacciano il municipio tardo gotico e la chiesa parrocchiale di San Giacomo del XIV: ci prendiamo cinque minuti per visitarla prima di riprendere il viaggio.
Usciti da Cham, la pista ciclabile è totalmente pianeggiante e ci permette di guadagnare velocità. Seguiamo le anse del fiume Regen, ma il tempo volge al brutto e il cielo si copre di nubi minacciose.

Giunti a Roding, iniziano a cadere le prime gocce di pioggia. La temperatura scende e l’inquietudine cresce: Regensburg è ancora lontana e il timore di dover affrontare il viaggio sotto la pioggia mi tormenta.
Insieme a Daniele, cerchiamo su Google Maps le stazioni ferroviarie più vicine al nostro itinerario. L’idea è di prendere il treno se la pioggia dovesse persistere per tutto il giorno. Con disappunto, scopriamo che le stazioni più vicine distano circa 25 chilometri dal nostro percorso e sono sul versante opposto della collina: la zona è poco abitata e trovare un riparo sarebbe impresa ardua. In caso di temporali, trovare rifugio sotto gli alberi sarebbe troppo pericoloso.
La stazione più vicina è quella di Roding a nord della città, ma nel tentativo di raggiungerla commettiamo un errore di valutazione: ci dirigiamo troppo a ovest, ritrovandoci in una strada in salita, con il vento contrario e solo qualche fattoria sparpagliata qua e là.
Una leggera pioviggine inizia a cadere e non c’è un posto dove ripararci. Nonostante la pioggia non sia intensa, decidiamo di correre il rischio: le previsioni non sono rosee, ma non abbiamo alternative. Ritornare indietro per raggiungere la stazione di Roding richiederebbe almeno mezz’ora di tempo. A questo punto, tanto vale continuare.

Quando la strada inizia a scendere, ci addentriamo in una magnifica foresta: il nome, Einsiedler und Walderbacher Forst, la foresta dell’eremita, è perfetto per questo luogo. Non c’è anima viva, solo alberi secolari e una strada deserta. Sopra di noi, un cielo plumbeo promette temporale. Siamo soli, ma ormai siamo in ballo.
Daniele corre veloce davanti a me: la paura di trovarmi nel bel mezzo di un temporale in questo posto isolato, mi fa ritrovare tutte le energie. Riesco a stargli dietro e finalmente quando usciamo dalla foresta come d’incanto il cielo sembra meno minaccioso.
A Walderbach ci spostiamo sulla riva sinistra del Regen, mentre sull’altra sponda appare imponente la mole della chiesa di St. Nikolaus.
Proseguiamo fino a Reichenbach dove, poco dopo l’omonimo monastero che ospita l’ordine dei Fratelli della Misericordia, il navigatore ci fa svoltare a sinistra e iniziamo quella che si rivelerà la salita più impegnativa della giornata.


Saliamo lentamente per oltre 250 metri di dislivello: la fatica si fa sentire perché in alcuni punti le pendenze sono superiori al 15%. Raggiunta la quota massima (575 mt sul livello del mare) ci aspetta una bella discesa su un sentiero che attraversa il bosco. Sono soddisfatto perché la parte più dura del viaggio è stata superata, o almeno così credo.

Mi sono illuso: dopo la discesa infatti, la strada non è più sterrata, ma è asfaltata e inizia a salire improvvisamente. Fatico a capire quanto sia lunga questa salita.
Non vedo più il mio compagno di viaggio: l’altimetro segnala 16% di pendenza, in alcuni punti addirittura 18%!
Le indicazioni per Wald, che spero in cuor mio, sia il punto più alto, dicono 1 chilometro. Il peso del bagaglio si fa sentire, decido di non guardare avanti, ma di seguire con lo sguardo solo la ruota anteriore della bicicletta che, lentamente, arranca sull’asfalto.
Finalmente raggiungo l’abitato di Wald e trovo Daniele ad aspettarmi con un sorriso beffardo: mi propone una sosta sul giardino pubblico poco fuori il paese.
Ripreso il viaggio, il paesaggio cambia rapidamente: è una zona più abitata, le strade sono un po’ più trafficate. Intuisco che ci stiamo avvicinando alla grande città anche se mancano ancora oltre trenta chilometri.
Pedaliamo veloci su una pista ciclabile che corre parallela alla strada principale e per alcuni tratti si inoltra in piccole radure di conifere. Sulla strada troviamo una vecchia stazione ferroviaria ristrutturata con un’area di sosta e proseguendo affianchiamo il torrente Wenzenbach, dove si affacciano delle bellissime abitazioni.
E’ una zona molto elegante, preludio alla città di Regensburg, conosciuta in Italia con il nome di Ratisbona.

Mentre ci avviciniamo alla periferia della città, la ciclabile attraversa una grande zona industriale: sto pensando che siamo stati fortunati perché, nonostante le pessime previsioni metereologiche, siamo riusciti a raggiungere la meta finale senza bagnarci.
Il cielo è comunque nuvoloso e quando arriviamo al ponte sul Danubio ed appare imponente la sagoma della cattedrale di Ratisbona, inizia a cadere qualche goccia di pioggia.
Dobbiamo raggiungere in fretta la stazione ferroviaria per acquistare i biglietti per il ritorno a Mühldorf am Inn, previsto per il giorno dopo.
Attraversiamo una città ricca di vita e con tantissimi giovani: Regensburg è infatti sede di una prestigiosa Università. Alla stazione ferroviaria, centinaia di biciclette parcheggiate in appositi spazi custoditi ci ricordano l’importanza che la mobilità sostenibile riveste in questa città.

Inizia a piovere copiosamente: indossiamo gli impermeabili e decidiamo di raggiungere l’hotel nonostante il tempo inclemente.
Dopo qualche chilometro sotto una pioggia incessante arriviamo all’albergo. Siamo fradici, ma soddisfatti. Anche questa volta ce l’abbiamo fatta. Ci aspetta una doccia e una cena speciale alla Historische Wurstkuchl, la vecchia locanda sul Danubio, dove da oltre 500 anni si servono le famose salsicce di Regensburg. Abbiamo percorso 78 chilometri per un dislivello totale di 590 metri di dislivello.

Domani ci aspetta una sorpresa: saremo ospiti dell’ente per il Turismo di Regensburg che ci porterà a visitare la città con una guida molto speciale.


Martedì 25 luglio
Sveglia alle sette, colazione e sistemazione dei bagagli. Lasciamo le biciclette in hotel perché Sabrina, la nostra guida è già arrivata.
Sabrina è un’italiana che da molti anni vive a Regensburg, dove ha trovato l’amore e si è fatta una famiglia. Ci porta a passeggio per il centro storico della città: purtroppo abbiamo solo due ore di tempo prima della partenza del treno che ci porterà a Mühldorf am Inn, ma la descrizione della città, della sua storia e dei suoi monumenti e personaggi più illustri, è talmente interessante che siamo pentiti di non aver prenotato il treno successivo.

Regensburg è davvero un gioiello architettonico e l’intero centro storico è patrimonio dell’umanità dell’Unesco dal 2006. Uno dei luoghi più belli di Germania, se non d’Europa, che rispetto a molte altre città tedesche, ha sofferto meno danni in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
Regensburg significa fortezza sul Regen e il suo attuale nome è da attribuire alla denominazione celtica “Radasbona” riguardante un insediamento poco distante. Più o meno dall’anno 90 d.C la città fu poi fortificata e consolidata dai Romani, prendendo il nome di Castra Regina.
Oggi è un attivo centro commerciale e industriale con una prestigiosa università che attrae migliaia di studenti.

Finito il nostro giro per le vie della città, Sabrina ci porta a prendere un caffè da un amico italiano. Ci lasciamo con la promessa che ritorneremo in questa splendida città. E’ tempo dei saluti, il treno ci aspetta. Si torna a casa!