Pubblichiamo il diario di viaggio inviatoci dal nostro amico Aldo Poles dell'associazione LIBERA LA BICI di Conegliano. Nel racconto che segue Aldo ci racconta le emozioni vissute assieme al suo compagno di viaggio nei pochi, ma straordinari 4 giorni trascorsi tra Friuli e Veneto ad ammirare le bellezze delle Alpi Carniche in bicicletta.

TRAVERSATA CARNICA

Domenica 22 Luglio, 1^ giorno: Conegliano -Tarvisio –Paularo
59 Km - 1553 m

Siamo pronti alle 07.45, ma il treno è in ritardo di mezz’ora. Poi scatta uno sciopero regionale in Friuli e non partiamo. Per fortuna c’è il Roma-Vienna, puntuale e preciso, e prendiamo quello (viaggiamo nel vagone delle biciclette), che però non ferma a Pontebba, ma a Tarvisio Boscoverde.
Dobbiamo fare 25 km di statale, per fortuna in discesa, per tornare a Pontebba, e finalmente prendiamo la strada in direzione del Passo di Cason di Lanza.Splende il sole, facciamo pic-nic nel bosco e poi cominciamo a salire piuttosto ripidamente fino al passo,1552 m, dove arriviamo alle 15.00: siamo stanchi e un po’ stressati per lo sciopero e per il ritardo accumulato finora. Nella prima salita ci siamo anche resi conto del problema del pesante bagaglio che di certo rende tutto più difficile.
Adesso inizia la discesa (fresca!!) fino a Paularo, interrotta a metà circa da un tratto in saliscendi, che ci affatica un altro po’; Aldo riesce a forare la sua prima ruota, dobbiamo cambiare tre camere d’aria per trovare quella buona, e finalmente alle 18:00 siamo in centro, al Regina delle Alpi, nostra prima tappa. Dopocena riusciamo anche ad assistere ad un mini concerto per fisarmonica, in una piccola cappella privata.

Lunedì 23 Luglio, 2^ giorno: Paularo –Pramosio
24 Km - 1507 m

Cielo un po’ coperto, a tratti soleggiato, temperatura abbastanza elevata.
Si parte subito in salita con alcune rampe cattivelle, costeggiando un abbandonato impianto di risalita chissa se mai funzionante, poi la pendenza si mitiga e la strada entra nel bosco, dove si pedala decisamente meglio; superata la forcella Lius, appena prima di Ligosullo, lasciamo il paese alla nostra sinistra e continuiamo a salire nel bosco in direzione Castel Valdajer, dove ci fermiamo per una breve sosta e il rifornimento di acqua. Finalmente comincia lo sterrato di una vecchia strada militare, che lentamente con alcune grandi svolte ci porta in quota, fino al lago Dimon e alla casera Montelago. Lasciamo le bici e a piedi saliamo in cima al monte Paularo:2043 m, tira un’aria piuttosto freddina!

Dopo il solito veloce pic-nic riprendiamo le bici e con alcuni saliscendi arriviamo alla forcella ….. da dove poi si scende fino alla grande malga Pramosio,senza non fare dei pezzi di sentiero a piedi,parcheggiamo le bici verso l’una e mezza .

E’ abbastanza presto, ne approfittiamo per fare il bucato riposarci, gironzolare nei dintorni,e seguire le varie attività di malga , la sera facciamo anche una ricognizione sulla strada che dovremo fare domattina rimaniamo molto impressionati : che pendenza! L’atmosfera della malga è allietata dai festeggiamenti riservati ai giocatori della nazionale olimpica cinese di calcio: canti e balli fino a notte fonda!

Martedì 24 Luglio, 3^ giorno: Pramosio-Marinelli
49 Km - 1983 m

Il tempo non è dei migliori, ma decidiamo ugualmente di salire in bici, nella nebbia, fino alla casera Pramosio Alta
e al lago Avostanis.Nonostante la pendenza sia proibitiva riusciamo a salire in bici fin quasi alla Casera e al lago Avostanis , che non riusciamo a vedere immerso com’è nelle nuvole; c’è vento, e la temperatura non supera gli 11°C. Adesso viene il bello, perché il sentiero sale ripidamente fino a raggiungere la cresta di confine con l’Austria: 2050 m dobbiamo spingere le bici in salita, e dovremo continuare a farlo anche in discesa per un lungo tratto, fino alla casera Pal Grande Alta. Appena sotto la casera degli operai stanno ristrutturando quello che durante la prima guerra mondiale era il comando dell’VIII° Reggimento degli Alpini: ora seguiremo il sentiero militare per un lungo pezzo, fino alla casera Pal Grande di sotto e poi fino alla strada romana del passo Monte Croce Carnico: si pedala pochissimo, il sentiero è invaso dalle erbe e dagli arbusti, siamo in grande ritardo sulla tabella di marcia! Recuperati gli zaini, che pensavamo di aver spedito a Timau,(Cleulis). Dopo questa deviazione ci fermiamo ai Laghetti 903m, abbiamo davanti ancora la parte più impegnativa della giornata, e il tempo si sta facendo minaccioso,destinazione rifugio Marinelli a 2120 mt. Appena abbandonata la statale comincia a piovere, ma la prima parte del sentiero è nel bosco e siamo abbastanza riparati; facciamo rifornimento di acqua e riprendiamo a salire, adesso usciamo dal bosco all’altezza della casera val di Collina.
Alcune rampe di ciotoli resi viscidi dalla pioggia ci costringono a piedi ,ma più si sale più la strada per nostra fortuna diventa pedalabile.
Siamo circondati da verdi pascoli, riusciamo a vedere il rifugio in alto sopra di noi, ma siamo stanchissimi e il temporale si sta nuovamente avvicinando,il Coglians e avvolto da nuvoloni sempre più neri, nei ultimi due traversi prima del rifugio spingiamo le bici, sone le 16 e siamo alla meta, entriamo in rifugio e dopo un po’ piove e grandina: ce l’abbiamo fatta! In giro il temporale ha fatto sicuramente dei malanni, ma la sera il cielo è limpidissimo e lo sguardo arriva veramente lontano; ottima cena, e gran partite a carte.

Mercoledì 25 Luglio, 4^ giorno: Marinelli-Melin
52 Km - 1870 m

Il tempo è bellissimo, il cielo è completamente sgombro di nuvole, fa fresco: prima delle 08.00 siamo in sella, in discesa verso Collina, Collinetta, Sigilletto, Frassenetto e Forni Avoltri. Prendiamo dei panini e ricominciamo, anche oggi, a salire, verso Pierabech e quindi verso il passo Avanza; la pendenza è regolare, mai eccessiva, ma nella seconda parte del percorso il lastricato rende difficile la pedalata senza però costringerci a spingere la bici. Usciti dal bosco passiamo vicino alle miniere di Avanza (rame, argento e ferro) e alla casera di Casa Vecchia, infine ci immettiamo sulla strada asfaltata che da Cima Sappada porta alle sorgenti del Piave, dove arriviamo verso le undici e trenta. Splende il sole, ma non possiamo fermarci troppo: ci attende una discesa piuttosto ripida e su fondo sconnesso, che ci porta dritta dritta in Val Visdende. Il temporale di ieri ha divelto alcuni abeti e interrotto le linee telefoniche, operai e boscaioli stanno sistemando tutto. Adesso ci concediamo una bella sosta a Pra marino ma la giornata non è ancora finita, ripartiamo infatti con destinazione Passo Palombino. Renato non è in gran forma, il ginocchio sx è dolorante, ma pedalando con calma riusciamo ad arrivare alla malga Londo, popolata di vacche e vitelli nerissimi. Da qui in poi Aldo continua da solo pedalando, Renato è costretto a spingere a piedi la bici, senza soste fino al passo Palombino,2036 m dove ci distendiamo al sole: il panorama è bellissimo, siamo sotto le crode del Longerin, abbiamo la Val Visdende e il Peralba alle nostre spalle, la valle Digon e il Quaternà di fronte a noi. Riprendiamo il fiato e in discesa in poche centinaia di metri prima delle quattro, siamo alla casera Melin, (Aldo fa in tempo a forare un’altra volta…): luogo bellissimo e semplice, dall’ospitalità sincera; possiamo finalmente riposarci aspettando la cena e dedicarci alla consueta ricerca di “campo” come novelli rabdomanti, aaa il telefono.

Giovedì 26 Luglio, 4 giorno: Melin-Calalzo-Conegliano
52 Km - 700 m

Stamattina facciamo colazione con il burro freschissimo, appena preparato in malga: che delizia! Il programma prevedeva un’altra lunga salita, fino al passo Silvella e poi il colle Quaternà, ma i dubbi sulla tenuta del ginocchio di Renato ci fanno desistere. Il tempo è bello, e scendiamo con calma fino al pian della Mola, dove prendiamo la strada che ci porterà in leggera salita arriviamo ad attraversare alcuni paesini del Comelico, Costa, Costalissolo, Costalta, rimanendo sempre attorno ai 1200 1300 metri. Scendiamo poi a S.Pietro e poi lungo la sinistra Piave fino a S.Stefano proseguiamo sempre lungo il corso del Piave anche per la vecchia strada abbandonata, sostituita anni orsono dalla galleria. A Cima Gogna siamo travolti dal traffico della statale, cerchiamo allora di arrivare a Calalzo seguendo strade meno frequentate. In questo modo evitiamo un po’ di macchine e arriviamo in stazione sani e salvi, abbiamo 2 ore di tempo prima del treno e ne approfittiamo per scendere al lago di Centro Cadore e rinfrescarci la gola con un po’ di birra… Il ritorno in treno è senza storia, siamo a Conegliano alle 15.15.

Diario di viaggio di Aldo Poles

Scarica il file .pdf con il programma delle serate a tema organizzate dall'associazione cicloecologista: www.liberalabici.it


 



 

In treno verso la Carnia

Cason di Lanza

Verso Ligosullo (sullo sfondo Paularo)

Salendo al Monte Paularo

Scendendo verso Paularo

Dal Monte Paularo verso Pramosio

Casera Pal Grande Alta

Partenza dal Marinelli

Passo del Palombino

 

 

 
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