LA CASA DELLO SCRITTORE GOFFREDO PARISE

In questa casa lungo il Piave, immersa nel verde della campagna di Salgareda, Goffredo Parise scrisse tra il 1972 ed il 1982, il suo capolavoro "I SILLABARI"

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Nato a Vicenza nel 1929 da Ida Bertoli e da padre sconosciuto, trascorre un'infanzia difficile. Il giovane Goffredo assume il cognome del giornalista Osvaldo Parise, che la madre ha sposato. Già nel 1950 inizia a lavorare e nel '53 è assunto dall'editore Garzanti. Mentre escono varie sue opere narrative, collabora al Il resto del Carlino e al Corriere della Sera. Esordisce giovanissimo come narratore con Il ragazzo e le comete nel 1951, una struggente favola sulla pubertà. Segue, nel 1953, La grande vacanza, che trasporta la tematica precedente ai limiti dell'assurdo. Parise ripiega allora sulla satira, non priva di ironia deformante, del mondo provinciale, ottenendo il successo con Il prete bello nel 1954. In questa opera la commistione di misticismo ed erotismo è ripresa in chiave festosamente teatrale. Nella stessa direzione si collocano i romanzi successivi: Il fidanzamento del 1956 e Amore e fervore del 1959. Il Padrone, pubblicato nel 1965, segna invece una brusca svolta: si tratta infatti di una satira dell'azienda moderna, ove l'acquiescenza dei dipendenti si congiunge al paternalismo padronale. Tra le opere successive si segnala il romanzo del 1969 Il crematorio di Vienna, un'analisi della violenza esercitata dall'uomo sull'uomo, anche nella vita quotidiana. Seguono nel 1972 i racconti di Sillabario n. 1 e, successivamente, nel 1982, Sillabario n. 2, in queste ultime opere Parise va sciogliendo la freddezza illuministica della sua concezione del mondo nella riscoperta dei "diritti del cuore". Di notevole interesse sono anche i suoi reportages e gli articoli raccolti in Cara Cina (1966), Due o tre cose sul Viet Nam (1967), Guerre politiche (1977), New York (1977). Nel 1982 pubblica il volume-documentario sul Giappone contemporaneo. Postuma (1989) è la raccolta in 2 vol. delle opere complete, che comprende anche alcuni inediti, l'autore infatti muore a Treviso nel 1986.

"....E finalmente arriviamo a Salgareda, cioè all’ultima nascita artistica, in una casa, acquistata in un punto del «Veneto barbaro di muschi e nebbie», che Parise considererà la sua vera patria. Se Venezia era stata una «nuova nascita» ma inconscia, Salgareda sarà l’ultima, «quella in cui consapevolezza e abbandono si integrano». Ed è strano che il trapianto in quella parte del Veneto, che è terra di Comisso, coincida proprio con la morte dell’amato amico e maestro, come se Parise volesse esserne il continuatore. E letteralmente così e stato, perché scrivendo I sillabari provò ad essenzializzarlo e a farlo suo, a modo suo. Scritti tra il ’72 e l’82 a Salgareda, I sillabari sono il capolavoro di Parise e il punto d’arrivo della sua scrittura, fatta di «resistente fragilità», «distrattamente precisa, nervosamente quieta, letterariamente antiletteraria», nata dalla grazia e dall’arbitrio, dal «disordine del mondo».

Tratto da "Fino a Salgareda" di S. Perrella, Edizioni Rizzoli

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